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25 Agosto 2025

Un viaggio nella meccanica applicata con il Professor Giuseppe Carbone

Copertina di rivista Scientifica Journal con intervista a Giuseppe Carbone, esperto di ingegneria al Politecnico di Bari.

Benvenuti a un nuovo appuntamento con lo Scientifica Journal! Oggi incontriamo il Professor Giuseppe Carbone, ordinario di Meccanica Applicata e per sei anni Direttore del Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari — uno dei Dipartimenti di Eccellenza riconosciuti dal MUR.

Professore, ci racconti com’è iniziato il suo percorso accademico e professionale nella ricerca.

Mi sono laureato con lode in Ingegneria Meccanica e ho conseguito un dottorato in Sistemi Avanzati di Produzione, con un focus sulla meccanica applicata. La mia carriera scientifica è iniziata nel 2001, arricchita da esperienze significative all’estero, in particolare in Germania e nei Paesi Bassi, che mi hanno permesso di confrontarmi con approcci scientifici diversi e allargare lo sguardo sulla ricerca.
Più di 15 anni fa ho fondato il laboratorio di Smart Tribology al Politecnico di Bari, attorno al quale è cresciuto un gruppo di ricerca oggi riconosciuto a livello internazionale. L’obiettivo è sempre stato duplice: avanzare le conoscenze e valorizzare i giovani talenti.

 

Quali sono i principali ambiti su cui si concentra la sua attività di ricerca?

Il cuore della mia ricerca è la tribologia, ovvero lo studio dell’attrito, della lubrificazione e dell’usura, soprattutto applicato a materiali morbidi, elastici e viscoelastici. Mi occupo anche di biomimetica, traendo ispirazione dai fenomeni naturali per applicarli alla tecnologia, e di tematiche come adesione, idrorepellenza e robotica soft. Un altro filone chiave è quello delle trasmissioni meccaniche innovative e della meccanica delle vibrazioni, con importanti ricadute nel campo della mobilità sostenibile.

 

Può raccontarci alcuni dei progetti di ricerca più significativi a cui sta lavorando?

Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di coordinare diversi progetti di rilievo, spesso in collaborazione con imprese e partner internazionali.
Dal 2024 sono responsabile scientifico del progetto LEAFS – Least Environmental impAct For Sustainable mobility, finanziato dal Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST), con la partecipazione del Politecnico di Bari, del Politecnico di Milano e di Pirelli SpA.
Dal 2022 coordino, l’unità di ricerca del Politecnico di Bari all’interno del progetto europeo HARTU – Handling with AI-enhanced Robotic Technologies for flexible manufacturing, finanziato dalla Commissione Europea nel programma Horizon Europe.
Tra il 2023 e il 2024 ho diretto due progetti finanziati dall’Austrian Excellence Center for Tribology, e porto avanti una collaborazione scientifica continuativa con Pirelli Tyre S.p.A.
Tra il 2019 e il 2022 ho coordinato il progetto FASTire (Foam Airless Spoked Tire), finanziato dal MIUR, per lo sviluppo di pneumatici airless ad alta efficienza e comfort.


Qual è stata l’esperienza più gratificante della sua carriera?

Una delle più appaganti è stata senz’altro la comprensione dei meccanismi fisici che regolano le trasmissioni a variazione continua del rapporto: un tema complesso ma cruciale per il futuro della mobilità. Più di recente, lo studio dell’adesione e dell’attrito nei materiali polimerici si è rivelato molto stimolante, anche per le importanti applicazioni nel campo dei pneumatici e della bioingegneria.

 

Che consiglio darebbe a chi vuole mantenere viva la passione per la ricerca, nonostante le difficoltà?

La ricerca nasce dall’entusiasmo, ma richiede anche la capacità di affrontare ostacoli e incertezze. Il mio consiglio è di non perdere mai di vista il “perché”: la curiosità, la voglia di scoprire, il piacere di capire.
Circondarsi di persone con cui confrontarsi, costruire un ambiente di scambio e supporto, è essenziale. È altrettanto importante imparare ad apprezzare i piccoli traguardi quotidiani, non solo i grandi successi.
Gli errori? Fanno parte del percorso. Spesso sono proprio loro a innescare intuizioni inaspettate. E infine, non bisogna farsi imbrigliare dalle teorie consolidate: la creatività è la linfa della ricerca, serve coraggio per seguire le proprie intuizioni e innovare.


Secondo lei, qual è la qualità più importante per avere successo nella ricerca?

Penso che il vero segreto sia saper combinare rigore e creatività. La ricerca richiede metodo, ma anche apertura mentale, capacità di osare e di guardare oltre. Chi riesce a camminare con passo sicuro, senza però smettere di esplorare nuove strade, ha la chiave per fare vera innovazione.

Grazie al Professor Carbone per questo affascinante viaggio nella scienza applicata!

Continuate a seguirci su Scientifica Journal per scoprire, attraverso la voce dei protagonisti, le idee che stanno cambiando il mondo della ricerca e dell’innovazione.

A prestissimo!
La Redazione – Scientifica Journal

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